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Dal novembre 2000 sono redattore per la sezione batteria, del Web Magazine Megabass.it su ritmi&basse frequenze, qui di seguito sono riportati gli articoli che ho pubblicato ad oggi. per visitare Megabass cliccate sul banner qui sopra o andate a: www.megabass.it 

 
INDICE

1) SEZIONE STRUMENTO (setup, accordatura, registrazione ecc)

2) SEZIONE DIDATTICA (lezioni di teoria, trascrizioni, tips "on the road")

3) SEZIONE RECENSIONI (prodotti, dischi, interviste ecc.)


1) SEZIONE STRUMENTO


Questa sezione vuole essere un aiuto per conoscere più a fondo lo strumento e poterlo sfruttare al meglio, utilizzando anche nuove idee e consigli proposti da voi stessi via e-mail all'indirizzo: andreamoneta@megabass.it

Indice degli argomenti:

1.1 - Piccolo dizionario italiano-inglese

1.2 - Setup della Batteria

1.3 - Le Bacchette

1.4 - Le Pelli*

1.5 - I Pedali*

1.6 - I Piatti

1.7 - Registrazione della batteria

1.8 - L' Elettronica*

1.9 - L' Accordatura

(*) - di prossima pubblicazione

 

1.1 - Piccolo dizionario italiano-inglese di percussioni

Batteria: "drums", "drumkit" o abbreviato solo "kit", "drumset" o solo "set"

Batterista: "drummer" o "drum player"

Tamburo: "tom", "tom-tom", "drum".

Rullante: "snare drum" (abbr: SD) o solo "snare" (che è il nome della retina caratteristica del rullante)

Cassa: "bass drum" (abbr: BD)

Charleston: "hi-hat" (abbr: HH) o solo "hats"

Piatti: "cymbals" (abbr. CYM) e i loro vari tipi, Ride (accompagnamento), Crash (accento), Splash (lo dice il nome!), China (cinese, un piatto con bordo rovesciato dal suono esotico), Bell (campana del piatto o piccolo piatto spesso), per dettagli vedi: 3.6 - Piatti.

Bacchette: "sticks", "mallets" se sono realizzate con una sfera di feltro, legno o plastica sulla punta, quelle usate per percussioni intonate e non per intenderci.

Meccaniche: "hardware"

Aste: "stands"

Pedale cassa/pedale charleston/doppio pedale: "bass drum pedal", "hi-hat pedal", "double pedal"

Pelli: "heads"

Cerchi dei tamburi: "Rims", "rimshot" è il colpo dato sul bordo del rullante

Seggiolino: "drum throne" o solo "throne"

Rullata: "drum fill" o solo "fill" o "fill-in"

N.B.: altri termini verranno affrontati (e tradotti) all'interno degli specifici argomenti, se riuscirete anche a pronunciare decentemente il tutto è ancora meglio!

P.S.: soprattutto mi raccomando, non chiamate la batteria Pearl "pirl"!!!

 

1.2 - Setup della Batteria

I consigli che di seguito troverete, sono diretti essenzialmente sia al batterista "neofita" che da poco ha cominciato a farsi odiare dal vicinato, sia al batterista più "navigato", che può trovare nei miei suggerimenti, qualche nuovo spunto per esplorare nuovi orizzonti percussorii e continuare ancora a divertirsi suonando lo strumento più bello e appagante del mondo: la batteria.

Il setup di una batteria coinvolge ovviamente gusti personali, dimensioni fisiche del batterista (lunghezza degli arti, postura ecc.), tipo di drumkit (da jazz, rock, metal e chi più ne ha più ne metta); è ovvio quindi che le indicazioni saranno principalmente di carattere generale con qualche indicazione più specifica.

Per prima cosa fondamentale è la seduta del batterista: tutti i batteristi del mondo (o quasi), spendono milioni per piatti, toms, aste, racks, ma quando si parla di seggiolino… la spesa si aggira al massimo sulle 50.000 lire, per acquistare veri e propri attrezzi di tortura che rendono la vita impossibile al nostro "didietro" e conseguentemente a tutta la colonna vertebrale!

Tornate quindi subito dal vostro negozio di fiducia e investite non meno di 150.000 per un seggiolino ben imbottito (circa 8/10 cm. di spessore), e con un sistema stabile di treppiede; personalmente trovo i seggiolini Roc&Soc di produzione USA, i migliori in commercio anche se un po’ difficili da trovare.

Seconda cosa: come sedersi di fronte allo strumento? qui le scuole di pensiero si dividono in chi preferisce una seduta bassa, ovvero con l'angolo delle gambe ≤ 90° (maggiore potenza sul pedale cassa, ottimo per doppia cassa e rock in genere), e chi preferisce sedersi più alto con angolo delle gambe > 90° (maggiore sensibilità della punta del piede, adatto a chi suona la cassa "heels down" ovvero con il tacco sul pedale della cassa, usato specialmente dai batteristi jazz).

A questo punto possiamo finalmente approcciare da vicino il set (urca!); aprite le gambe a circa 60° e subito sotto i piedi posizionate il pedale cassa (a destra ovviamente per i destri e a sinistra per i mancini sempre meglio specificare!), e il pedale charleston; di conseguenza avrete posto la cassa in direzione del pubblico del vostro palco virtuale, e quindi vi troverete leggermente ruotati sulla vostra sinistra rispetto ad esso: tenete presente questo se dovete essere in linea visuale con qualche componente del gruppo (specialmente il bassista!).

Per chi usa la doppia cassa andrà posizionato anche il piede sinistro sulla seconda cassa, in questo caso il batterista sarà perfettamente di fronte al pubblico con la batteria simmetrica rispetto all'asse del palco, pronto a prendersi gli applausi durante i suoi 15' di assolo!!!

Posizionati cassa e charleston, montiamo i toms sui loro supporti in modo da averli leggermente inclinati verso di noi (l'angolo delle braccia ≥90° e più vicini possibile tra di loro, cercando di disegnare un percorso ideale lineare delle bacchette, ovvero senza bruschi salti di quota e di inclinazione tra tamburi: lo so, ciò è quasi impossibile tra secondo tom e timpano in una batteria classica di cinque pezzi, in questo caso posizionate il timpano alla stessa altezza del rullante in modo da poter appoggiare comodamente le mani sulla pelle di entrambi, disegnando anche qui un angolo ≥90°.

Abbiamo quindi posizionato anche il rullante tra le gambe e leggermente inclinato verso di noi, è fondamentale che nell'impatto della bacchetta non colpiamo la coscia (troppo basso il rullante), o non colpiamo il cerchio del rullante stesso (troppo alto!); stringete bene tutte le viti della meccanica che sorregge il tamburo più importante e picchiato della batteria, se non volete provare l'ebbrezza di cercare di continuare a suonare durante un concerto mentre contemporaneamente tentate di sorreggere il rullante stringendo le cosce!!!

E ora passiamo alle aste e ai piatti, dove abbiamo infinite possibilità a seconda del numero, tipo e dimensione dei nostri costosissimi pezzi di metallo; abbiamo già posizionato il pedale charleston, i suoi piatti vanno messi ad un altezza tale da non interferire con la mano sinistra che suona il rullante e comunque in modo da consentire alla mano destra di poter suonare la superficie dell'hi-hat con la punta della bacchetta senza dover alzare troppo il gomito (ubriaconi!), o "spezzare" troppo il polso destro verso il basso.

Il piatto più importante dopo l'hi-hat è il ride che va in genere posto sulla destra del drumkit (alcuni batteristi quali Simon Phillips o Billy Cobham per esempio usano il ride e hi-hat con la sinistra in una batteria non mancina).

Una buona posizione è tra il secondo tom ed il timpano, ad una altezza tale da non dover tenere il braccio sinistro troppo alzato rendendo faticoso sorreggerlo a lungo, l'inclinazione è decisa a meno che vogliate suonare con il ride "piatto" alla maniera di molti batteristi metal; in entrambi i casi è importante poter raggiungere la campana del piatto senza doversi "sporgere" verso lo stesso.

Per quanto riguarda tutti gli altri piatti… fate come vi pare! ma ricordiate che il loro posizionamento non intralci i movimenti delle rullate o che sia scomodo raggiungerli con le bacchette: tutto deve essere a comoda portata di tiro mentre il vostro busto rimane eretto senza dover "dondolare" verso i pezzi della batteria, l'unico suo movimento ammesso è la rotazione verso destra o sinistra.

E' importante sapere che ogni volta non starete perfettamente dritti con il torso sullo sgabello, affaticherete la spina dorsale e conseguentemente stancherete presto la schiena specialmente nella regione lombare (dove ci si flette di più); a questo punto scordatevi di poter sopportare lunghi concerti o prove interminabili se non suonerete dritti, inoltre l'accuratezza della vostra prestazione sarà sicuramente ridotta: piegando le vertebre schiacciate anche le terminazioni nervose tra di esse, riducendo la trasmissione dei comandi inviati agli arti dal cervello, chiedetelo a Manu Kachè!

 

1.3 - Le Bacchette

Le bacchette sono l'elemento essenziale della produzione del suono della batteria, il tramite tra il nostro corpo e lo strumento, è chiaro quindi che vanno conosciute un po’ meglio prima di acchiapparne un paio e sfasciarla prima o poi sulle povere pelli, sui costosi piatti, in testa a musicisti insolenti ecc.

Anche se negli ultimi anni sono apparse bacchette di materiali spaziali (carbonio, plastiche varie ecc), le bacchette sono fatte in legno, ovvero quell'incredibile materiale elastico che fa in modo di non prenderci una tendinite ogni volta che abusiamo della nostra amata batteria.

La consistenza è l'unico handicap di questo materiale, quindi provate a "rollare" su un piano ogni bacchetta per vedere se è dritta prima di acquistarla, se "suona" più o meno allo stesso modo della sua compagna di paio (in caso "spaiatele" per avere un paio bilanciato di bacchette anche se dovrete litigare con il negoziante); soprattutto occhio alle venature che devono essere dritte e parallele alla lunghezza della bacchetta se non volete ritrovarvi presto con una collezione di oggetti d'arte moderna in mano!

Le bacchette vanno scelte in base alle loro caratteristiche fisiche: peso, lunghezza, diametro, massa (tipo di legno o altro materiale), tipi di finitura (verniciate lucide o satinate, impugnature in vari materiali), tipi di punta (legno o nylon), in base alle nostre caratteristiche fisiche, e al genere musicale che andiamo a suonare con esse.

Per quanto riguarda i modelli ormai siamo in pieno marasma commerciale: ogni minuto esce un nuovo modello e tutto questo avviene per tutte le decine di produttori (quasi tutti USA) di pezzetti di legno! risultato: non ritroverete più nei negozi la vostra amata bacchetta che avete adottato dopo lustri di ricerca e tentativi!

Che fare? Innanzi tutto evitate le bacchette "signature" di batteristi famosi: quello che vale per loro non è affatto detto che valga anche per voi, il vostro idolo magari ha delle manone da gigante o da infanta (provare per credere: chi riesce ad usare le bacchette da puffo modello Phil Collins?).

Secondo: andate sulle misure standard che tutte le fabbriche hanno in catalogo: 5A, 5B, 7A, 9A, 2B ecc., scegliete per iniziare bacchette grosse in diametro per poi passare in seguito a bacchette più sottili; la lunghezza poi dipende anche dalla conformazione delle braccia e del vostro posizionamento più o meno distante dai pezzi della batteria.

In generale occorre anche dire che molto dipende dal genere musicale cui sottoponete il vostro pezzettino di legno: se state suonando con delle mazze da baseball cover dei Brubeck Quartet, c'è qualcosa che non va…

Allo stesso modo non sforzate mai le possibilità del vostro polso oltre i limiti, bacchette troppo pesanti o troppo leggere se volete picchiare, possono causare alla lunga problemi seri, vedi sindrome del tunnel carpale e tendiniti varie, occhio quindi a cambiare bacchetta (o impostazione sullo strumento), se avvertite indolenzimento e dolore alle articolazioni.

Per quanto riguarda la punta, legno o nylon, molto dipende dal tipo di suono che volete dai piatti (più brillante quello in nylon), e dalla durata della punta stessa, quella di legno è infatti destinata a scheggiarsi prima.

Il legno è anche importante: se volete una bacchetta più sottile ma con il peso di una più grossa a parità di lunghezza potete scegliere il legno di quercia (oak) invece che pino (hickory), dura anche molto di più all'effetto "segatura" provocato dall'urto sui piatti e i bordi dei tamburi.

Da non dimenticare le spazzole, anche se il loro uso è riservato a chi si cimenta nel jazz, ma soprattutto dei "Rods", quelle bacchette formate da un insieme di bastoncini di legno uniti fra loro in una specie di gioco dello "shangai": a seconda delle marche vengono chiamati in vari modi, la loro caratteristica è di essere una via di mezzo tra le bacchette e le spazzole; è quindi possibile ottenere un suono più moderato e "percussivo" dai tamburi, pur mantenendo il rimbalzo tipico della bacchetta, potendo anche dosare l'effetto agendo su una fascetta che trattiene le bacchettine di legno fra loro.

 

1.7 - Registrare la batteria

Da alcuni mesi ho realizzato il sogno di tutti i musicisti: aprire il proprio studio di registrazione; e così mi sono tuffato nel mare della tecnologia applicata alla musica, non da neofita, perché da anni m'interesso di diavolerie elettroniche e non, ma approcciando per la prima volta professionalmente la registrazione della batteria acustica senza l'aiuto diretto del fonico di sala.

La scoperta più importante, e che mi ha spiegato molte cose, è che non c'è un modo giusto, esatto di registrare: solo l'esperienza diretta su un'infinità di tentativi (il più delle volte fallimentari), può dare un'idea su quali siano le modalità per ottenere quello che cerchiamo. E' esattamente ciò che accadeva nella bottega artigianale del Rinascimento: il provare e riprovare era la chiave per raggiungere la perfezione, perché registrare è un'arte e i veri artisti in questo settore sono veramente pochi (aimè) sopratutto qui in Italia.

In questi mesi ho sperimentato a più non posso e mandato un'infinità d'accidenti nella ricerca del mio suono di batteria; l'occasione poi di registrare le parti di basso, batteria e percussioni per il CD di un mio amico che vive negli States (Armando Zuppa: CD Zupperman, vedi trascrizioni su Megabass), mi ha dato la possibilità di mettere alla prova ciò che imparavo a mano a mano. E allora partiamo dai punti saldi da cui non si può prescindere: l'accordatura e il microfonaggio della batteria.

Sembrerà banale, ma una batteria scordata, in altre parole con suoni spenti e in contrasto tra loro (battimenti d'armoniche), non potrà mai essere registrata bene e avrà sempre un suono morto.

Prestate molta cura a tirare fuori dal vostro strumento suoni pieni e risonanti prima di entrare in sala (vedi articolo su ACCORDATURA). Successivamente la scelta e il posizionamento dei microfoni è fondamentale per riprodurre correttamente la frequenza e quindi il timbro dello strumento.

Data la varietà di marche e modelli v'indico un set abbastanza comune in studio: AKG D112 (cassa), SHURE SM 57 (rullante), AKG C1000 o C2000 (panoramici, hi hat), SENNHEISER MD 421 o E604 (tom). In generale scegliete microfoni che coprano, con la loro risposta in frequenza, l'intero spettro sonoro dei diversi componenti la batteria.

Date molta importanza al posizionamento facendo diversi tentativi soprattutto per la cassa, mentre per tom e rullante, la posizione è a circa 2 cm dalla pelle superiore e vicino al cerchio, con inclinazione di circa 45°; il microfono per hi-hat sarà leggermente più alto, 7 - 8 cm. dal piatto superiore diretto verso l'interno per non prendere il soffio d'aria prodotto vicino al bordo; i panoramici vanno direzionati verso il lato DX e SX del kit in corrispondenza dei piatti, a distanza di circa 50-60 cm. da essi e dall'alto verso il basso, oppure con il posizionamento a "X", ovvero uno sopra l'altro con un angolo di 90° sempre diretti dall'alto verso il basso sopra la batteria.

Infine per la cassa, a seconda del suono che si vuole ottenere, collocheremo il microfono all'interno (per avere più attacco e suono più duro) oppure appena fuori o più distante, per un suono più pieno e profondo con molto corpo; in questo caso è meglio avere la pelle risonante chiusa.

Quest'ultima tecnica è consigliata anche per chi vuole ottenere un suono più aperto per esempio nella registrazione di una batteria jazz. Molto importante è la registrazione dell'ambiente dove andiamo a percuotere la nostra amata batteria, in genere captato solo dai microfoni panoramici, ma che può essere migliorato aggiungendo uno o più microfoni a una certa distanza dallo strumento, così da cogliere il suono con il suo riverbero naturale e che in alcuni casi può sostituire addirittura gli effetti digitali o analogici del banco.

Nel posizionare i microfoni occorre anche cercare di isolare gli stessi in modo da ridurre il più possibile il rientro provocato dai componenti della batteria adiacenti, operazione sicuramente difficile soprattutto per l'hi-hat che avrà inevitabilmente molto rientro dal vicino rullante.

Bisogna quindi sfruttare la direzionalità di ogni microfono e magari utilizzare schermi di materiale isolante o coperte da frapporre tra cassa e rullante (davanti alla pelle battente) e tra rullante e hi-hat (vicino al microfono hi-hat).

Personalmente sconsiglio l'uso di GATES in registrazione, in quanto si rischia sempre di perdere qualche colpo e in più toglie "respiro" alla batteria; si possono comunque applicare successivamente in fase di missaggio insieme con il compressore, soprattutto su cassa e rullante.

A questo punto occhio ai livelli di registrazione, tenetevi a circa metà della scala per non correre rischi di clipping, visto che con la tecnologia digitale non abbiamo problemi di fruscio, potrete successivamente alzare i livelli in playback quanto vorrete.

Il metronomo è d'obbligo, quindi se non avete confidenza con questa macchina infernale, allenatevi per tempo prima di entrare in studio: non facile è abituarsi subito e può essere davvero frustrante perdere ore in tentativi quando dovete pagare uno studio di registrazione!

Siamo quindi finalmente arrivati al momento di spingere il fatidico bottone rosso; durante l'esecuzione cercate di suonare rilassati ma molto decisi, ogni colpo non deve essere incerto e soprattutto siate severissimi con voi stessi; se riascoltando la parte c'è qualcosa che non vi convince nessun'esitazione e sotto a ripeterla: una registrazione con imperfezioni non è un buon biglietto da visita e rimane lì per sempre!

Per quanto riguarda l'equalizzazione, che consiglio di effettuare in fase di missaggio, anche qui bisogna cercare di mantenere il più possibile fedele all'originale il suono del vostro set, senza cercare di tirare fuori suoni di tom "power" da tamburi "corti" più adatti al Jazz, il vostro suono (ottenuto dopo anni di fatica) è importante e come tale deve essere riprodotto fedelmente in registrazione.

E' consigliabile comunque eliminare le frequenze basse dal microfono del hi-hat e ridurle nei panoramici; su rullante meglio non esagerare con alti e bassi e sulla cassa non gonfiare le frequenze basse, che non fanno altro che creare confusione nel MIX finale mangiandosi decibel preziosi di dinamica.

Parliamo ora dell'uso del riverbero applicato alla batteria; in generale consiglio di usarlo il meno possibile per non "allontanare" troppo il suono e renderlo meno dinamico, occorre dosarlo in modo che quasi non si avverta all'orecchio se non prestandovi attenzione; la coda del riverbero non deve essere troppo lunga per non sovrapporsi fastidiosamente ai colpi successivi; un riverbero molto corto aiuta i tom a prendere corpo. Infinite sono quindi le possibilità di sfumature di questo prezioso effetto: ascoltate con attenzione l'uso che ne fanno i tecnici di studi famosi sui vostri CD preferiti.

Questa piccola escursione nel campo della registrazione termina qui; spero comunque di avervi dato un punto di partenza pratico e comprensibile per come approcciare la registrazione del vostro strumento anche perché comunque dovremo, prima o poi, confrontarci con l'esperienza di un tecnico; avere cognizione di causa in questo campo è utilissimo per ottenere buoni risultati in studio, se poi non vi fidate dei fonici fate come Simon Phillips: portatevi appresso sempre microfoni, aste e mixer e sarete gli unici responsabili del vostro suono!


2) SEZIONE DIDATTICA


In questa sezione posterò esercizi per migliorare la tecnica, ma anche pattern originali che possano entrare poi nel proprio bagaglio di esperienza nel fraseggio sulla batteria, quello che permette al batterista di non trovarsi più "a secco" di idee nella elaborazione di una rullata o di un accompagnamento ritmico.

Per chi è completamente a digiuno di scrittura musicale niente paura: per quanto riguarda la batteria e le percussioni in genere, è facile imparare a leggere e scrivere musica: le note corrispondono ai pezzi singoli della batteria, occorre imparare solo i valori delle note, non fatevi prendere dalla pigrizia per poi lamentarvi se scelgono qualcuno molto più "pippa" di voi solo perché riesce a suonare leggendo la musica… (senza dover imparare a memoria i brani e quindi in molte situazioni "professionali", dove il tempo è denaro!).

Orsù quindi, prendetevi un qualsiasi libro di teoria musicale, imparate a leggere e scrivere i valori musicali e tornate poi qui a tirar giù rullate e tempi dispari, da esibire poi ai vostri colleghi musicanti ignoranti!

Indice degli argomenti:

2.1 - Notazione musicale

2.2 - Esercizi di lettura su tempo in 4/4

2.3 - Rudiments

2.4 - Patterns*

2.5 - Tips "on the road"

      2.5.1 - Tappi? si grazie!  

      2.5.2 - Suonare dal vivo

      2.5.3 - Il Rapporto Basso-Batteria

2.6 - Trascrizioni

2.7 - Cambio di accenti, Poliritmi

(*) - di prossima pubblicazione

 

2.1 - Notazione musicale

Nella notazione della batteria, le note vengono assimilate ai pezzi che compongono la batteria stessa:

                    

 

2.2 - Esercizi di lettura su tempi in 4/4


La lettura delle partiture per batteria va eseguita per due linee distinte quella del hi-hat/ride e quella della cassa+rullante:


Nell'uso del hi-hat in sedicesimi, e in tutte le volte che questo dialoghi con il rullante od altri pezzi della batteria, si può unire la linea del primo con quella del secondo in questo modo:

L'apertura del pedale hi-hat è utile anche per l'indipendenza degli arti:


 

Qualche esempio di tempi in 3/4, 6/8 e 6/4:  


 

 

2.3 - Rudiments

Esercizi fondamentali per la batteria e le percussioni, sono le basi di ogni batterista che si possa definire tale; essenziale è l'accuratezza dell'esecuzione, cercando di non far notare la differenza tra i colpi di destra e di sinistra:


 

Gli stessi esercizi ma con gli accenti: questi sono l'essenza del mondo delle percussioni, toglieteli e il ritmo non esisterà più!  


 

2.5 - TIPS “ON THE ROAD”

2.5.1 - Tappi? si grazie!

A che punto state della vostra sordita`? no, non e` uno scherzo, purtroppo per definizione il batterista (ma anche tutti quelli che hanno a che fare con esposizioni prolungate a livelli sonori alti), e` destinato alla sordita`, magari non totale, ma sicuramente abbastanza importante da far correre subito a porre rimedio se non lo si e` ancora fatto.

Non c`e` assolutamente in Italia una cultura della prevenzione in questo campo, e se cio` puo` andare bene per chi si distrugge le orecchie con il walkman o in discoteca, non puo` essere sottovalutato da chi con le orecchie ci deve lavorare!

Per essere piu` chiari basti pensare che ogni volta che per farci sentire dobbiamo alzare molto la voce, le nostre orecchie stanno subendo un trauma acustico: l`entita` del trauma dipende dalla durata e dal livello di esposizione al suono, che tradotto significa che perdiamo parte del nostro udito ogni qualvolta facciamo le prove in sala o suoniamo dal vivo o facciamo esercizio sul nostro strumento.

Se pensiamo che un colpo di cassa o sul rullante arriva a piu` di 100dB con punte di 120dB (l`equivalente di un jet che passa sopra la nostra testa), avete l`esatta cognizione delle “bombe” acustiche che sganciate tutti i giorni davanti alle vostre orecchie!

Il segnale di allarme e` il classico “fischio” che si avverte dopo il trauma acustico, cio` significa che abbiamo ridotto ulteriormente la nostra capacita` di ascoltare.

L`udito e` come un muro di mattoni: a mano a mano che subiamo traumi (i fischi di larsen sono poi i piu`micidiali!), togliamo mattoni ovvero le frequenze alte, le prime ad andarsene, fin quando scendiamo sulla soglia delle frequenze della conversazione; ed e` li che ci accorgiamo di stare diventando sordi, purtroppo troppo in ritardo per porre rimedi efficaci, le cellule uditive infatti sono le uniche che non si riproducono, una volta andate lo sono (aime`) per sempre.

Vi ho terrorizzato abbastanza? ma non finisce qui, c`e` anche la possibilita` che oltre tutto cio` appena esposto, un bel giorno vi accorgiate che il famoso fischio di cui abbiamo parlato prima non se ne vada piu`, e che dobbiate condividere il resto della vostra vita con un sibilo chiamato Tinnitus o Acufene, una vera disgrazia per chiunque, in quanto a tuttoggi, ancora senza rimedio.

E allora prima di perdere altro tempo, bisogna correre ai ripari riducendo almeno il livello di esposizione al rumore, ovvero indossando protezioni adatte allo scopo.

In generale ci sono due tipi di protezioni: esterne (cuffie antirumore) e interne (tappi, protesi); le prime sono adatte all`impiego durante le prove, in sala di registrazione e durante l`allenamento sullo strumento, sono facilmente reperibili nelle armerie o nelle ferramenta e riducono il livello sonoro in genere dai 20 ai 40dB; unico inconveniente: sono voluminose e brutte da vedersi, ma salvano il nostro udito! se i vostri colleghi musicisti vi prenderanno per esagerati, fregatevene e dategli appuntamento fra qualche anno, poi si vedra` chi aveva ragione!

Se invece volete avere sempre con voi delle protezioni da usare anche mentre assistete ad un concerto o vi lanciate in discoteca, prendete in considerazione l`uso dei tappi; ce ne sono di tutti i tipi, da preferire quelli in materiale spugnoso giallo facili da reperire in farmacia ed efficaci; il problema e` che le suddette protezioni abbassano il livello sonoro non in maniera uniforme su tutte le frequenze, in genere riducendo le alte e medie e producendo quindi un suono ovattato e pieno di basse frequenze, che puo` essere anche gradito ai batteristi in quanto esalta le doti sonore dei tamburi.

Ma i piatti? e il resto del gruppo? se si vuole una riduzione piu` naturale del suono, occorre spendere qualcosa in piu` e investire un po` di soldi in una protesi acustica, ovvero rivolgendosi a un centro specializzato per farsi fare un calco delle orecchie, per poi realizzare un tappo su misura in silicone, o addirittura un tappo/cuffia da usare con vari sistemi di ear-monitor disponibili in commercio.

Saranno comunque i soldi spesi meglio della vostra carriera musicale, non risparmiate sul senso piu` prezioso per un musicista, anzi rendete partecipi i vostri amici e colleghi che si sparano centinaia di watts nelle orecchie dalla mattina alla sera, un giorno ve ne saranno grati.

2.5.2 - SUONARE DAL VIVO

Personalmente credo che sia il momento più bello del fare musica: esibirsi finalmente in pubblico per rendere partecipi gli altri del nostro prodotto creativo, frutto d'ore e ore di prove fatte in "antri" bui e di solito sottoterra, che chiamano simpaticamente "sale prova".

E allora vediamo come meglio affrontare questo fatidico momento con dei piccoli accorgimenti pratici che possono sembrare banali, ma che diventano a volte fondamentali per evitare problemi.

Una premessa è d'obbligo: arrivate preparati bene al concerto dal vivo! I brani da eseguire devono essere entrati nel DNA del musicista, per fare sì che ci si possa concentrare sull'esecuzione invece di dover spremere le meningi per ricordare passo passo il pezzo.

L'emozione dell'esecuzione si vince solo con la sicurezza di conoscere bene il repertorio che si va a suonare, in questo modo si possono limitare, se non annullare, gli errori d'esecuzione.

Detto ciò passiamo agli aspetti più pratici del suonare dal vivo, raccolti in una sorta di piccolo decalogo per il neofita del palco:

1) Smontare e caricare la batteria possibilmente con molto anticipo (chi è fortunato ad avere un garage, la sera prima sarebbe perfetto) e soprattutto cercando di farsi aiutare da altre persone (generalmente in questi casi gli elementi del gruppo scompaiono improvvisamente), questo per evitare di arrivare già distrutti fisicamente al momento (faticoso) del concerto.

2) Trovare il tempo per mangiare qualcosa di leggero evitando di suonare sia a digiuno, sia con la digestione in corso.

3) Tenere a portata di mano una bottiglia d'acqua e un asciugamano per il sudore soprattutto delle mani, meglio non indossare indumenti di colore nero che s'infuocano sotto i riflettori.

4) Fare stretching prima di salire sul palco per riscaldare i muscoli anche se suonate in un trio Jazz, gli stiramenti sono sempre in agguato !

5) Ricordate di portare il Kit di Sopravvivenza per le evenienze più funeste, composto di:

- Pelle di ricambio per rullante o meglio ancora un rullante di scorta

- Bacchette di riserva piazzate in luoghi strategici (c'è bisogno di ricordarlo?)

- Strap o catena di ricambio per pedale o meglio pedale di ricambio (vi assicuro che si rompono anche le parti metalliche)

- Nastro adesivo telato (anche per riparare al volo pelli)

- Cinghia o spago per eventualmente assicurare il pedale Hat (o la cassa) alle gambe del seggiolino per evitare che "scappino via" suonando (se avete un vecchio tappeto su cui montare la batteria meglio ancora)

- qualche vite e feltrino in più per le aste dei piatti

- non dimenticate poi lo strumento più importante: la chiavetta tendipelle !!!

6) - Piazzate la batteria in modo da avere a portata di sguardo tutti i musicisti, evitando di farvi sommergere da amplificatori; attenzione anche agli ampli per chitarra: sono di solito aperti sul retro e fanno vibrare la retina del rullante; non fatevi  spettinare poi dall'ampli del basso, può stare anche più distante da voi se copre il suono della batteria.

7) Pretendete un monitoraggio decente di tutti gli strumenti (io preferisco avere il monitor alle spalle se non è disponibile una coppia a DX e SX) e se i volumi sul palco sono alti, fatevi mettere in spia un po' di cassa e rullante. Sopratutto cercate da subito d'essere collaborativi con il fonico, la cortesia nel chiedere ciò che vi occorre sarà probabilmente ripagata con una cura maggiore nel soundcheck.

8) Concentratevi durante tutto il concerto, non fatevi distrarre da belle figliole che ammiccano dal lato del palco! State attenti soprattutto agli attacchi e ai finali dei brani, prestando attenzione sempre a quello che fanno gli altri musicisti e ad eventuali modifiche dei brani "in corsa"!

9) Cadesse il mondo non fermatevi per nessun motivo! Qualsiasi cosa succeda (errore vostro o di qualcun altro del gruppo), andate avanti cercando di mantenere la calma e sempre con il sorriso: probabilmente il pubblico non si sarà accorto di nulla. Imperativo: mai litigare sul palco, è veramente poco professionale, rimandate tutto a dopo essere usciti fuori dei riflettori.

10) Dateci dentro e picchiate, picchiate, picchiate: la decisione di un batterista è fondamentale per dare la carica a tutto il gruppo e tirare fuori la grinta in un concerto dal vivo. Caricate di potenza ogni colpo, violentate pelli e bacchette senza timore di romperle, usate poi la dinamica per passare da brani più tosti a ballads più morbide.

In conclusione, ricordate che nelle esecuzioni dal vivo dovete comunicare al pubblico tutta l'energia che avete in corpo e dare forza e sicurezza a tutta la band: un batterista "moscio", con poco "tiro" non fa decollare il gruppo anzi lo può affondare inesorabilmente.

Dosate la tecnica in maniera differente: in sala di registrazione usate tutto ciò che di sopraffino avete nel vostro arsenale, ma dal vivo evitare buzz rolls e sparate solo micidiali single strokes.

Ultimo avviso: il pubblico ricorderà bene il primo e l'ultimo brano del concerto, quindi almeno lì niente ca...te (ops) errori!

 

2.5.3 - IL RAPPORTO BASSO-BATTERIA

Un argomento cruciale che su MEGABASS non poteva non essere affrontato!!!

Nella musica leggera contemporanea la sezione ritmica è composta da questi due strumenti insostituibili in qualsiasi genere musicale: il Basso (strumento ritmico/melodico) e la Batteria (strumento essenzialmente ritmico).

La riuscita di un brano dipende moltissimo dall'azione combinata di questi due strumenti, tant'è che in tutti i pezzi che hanno fatto la storia della musica, troviamo sempre una ritmica efficace e inconfondibile.

E allora qual è la ricetta per ottenere buoni risultati?

La mia esperienza di batterista e bassista ha fatto sì che possa avere entrambi i punti di vista, avendo toccato con mano i lati positivi e negativi del rapporto tra i due ruoli.

Parlando da batterista, ho notato che molte volte semplificando il lavoro della cassa e sincronizzandolo con gli accenti dal basso (scegliendo accuratamente quelli meno scontati e più interessanti), si ottiene un aumento considerevole del "tiro" del pezzo con aumento della dinamica.

E' ovvio che dipende molto dal genere musicale, gli effetti migliori si ottengono nel pop, rock, fusion, country; per il jazz il discorso cambia radicalmente, poiché la cassa risulta essere più episodica e riservata solo agli accenti più marcati. Qui le linee di basso e di batteria sono fluide e continue e scorrono parallele in una sorta di "streaming" musicale.

Se, come accade ormai abbastanza frequentemente, dobbiamo sostenere invece una linea di basso molto dinamica, magari in tecnica SLAP, l'imperativo è fornire una solida base ritmica molto semplice, che non intralci il lavoro del basso.

In generale si può dire che più è intricata la linea del basso, più semplice e lineare deve essere quella della batteria e viceversa. È ovvio che il bassista/batterista deve avere consapevolezza e gusto sufficiente per non cadere nell'overplaying, in altre parole suonare troppo; in questi casi è il batterista/bassista che con tatto e moderazione, deve riportare all'ordine la pecorella smarrita emula a seconda dei ruoli, di Billy Sheehan o Mike Portnoy.

"Ma allora devo buttare il mio doppio pedale!" qualcuno di voi potrebbe obbiettare, niente paura: possono convivere linee intricate di batteria e di basso, ma ricordate sempre che dipende da cosa e con chi state suonando. Per avere un'idea di come si possa suonare "busy", cioè molti colpi, ma senza disturbare, anzi aggiungendo "colore" alle composizioni, ascoltatevi il lavoro di Carter Beauford sui dischi della Dave Matthews Band (per la batteria) o di Les Claypool con i Primus (per il basso).

Noterete che nel primo caso le linee di basso di Stefan Lessard sono orientate a esprimere il groove con semplicità; nel secondo esempio è la batteria che si occupa di dare una base lineare alle note variopinte del basso, pur non rinunciando a un drumming potente e con spettacolari fill-in.

Parlando invece da bassista, la cosa più interessante che ho notato è che le parti di basso acquistano freschezza e originalità spostando gli accenti da quelli "canonici" (su tonica e in battere generalmente), alle note secondarie di passaggio, magari in levare; l'alternanza poi di accenti "canonici" e accenti "spostati" crea una linea che entra ed esce dalla linea ritmica della batteria, con il risultato di "movimentare" l'accompagnamento del brano.

L'approccio alla parte di basso, secondo il mio modesto punto di vista, deve essere quello di non accontentarsi di ciò che esce fuori subito dopo aver imparato gli accordi di un nuovo pezzo, ma di esplorare le infinite possibilità che la ritmica legata alle note (peculiarità del basso) può offrire.

Se si ascoltano le linee di basso di Sting (non certo un virtuoso dello strumento), potete avere un'idea di quanta importanza abbia questo strumento nell'economia di una canzone, e di come si possa creare un binomio magistrale in antitesi con la batteria.

E' ovvio che su l'interazione basso-batteria si potrebbero scrivere libri interi, possiamo sicuramente affermare che prima di tutto occorre, in entrambi i ruoli, saper ascoltare cosa fa l'altro e successivamente concertare come sviluppare una base ritmica efficace. Qui le prime donne non sono bene accette, né una tecnica formidabile può essere d'aiuto: le doti più importanti sono l'attitudine, l'umiltà' e il gusto musicale, tutto il resto passa in secondo piano.

 

2.6 - TRASCRIZIONI

Da: “Zupperman” Armando Zuppa CD, 2001

Ho appena finito di registrare nel mio studio le parti di batteria e di basso per il cd di esordio di un mio amico banjoista americano, Armando Zuppa, che suona musica newgrass e acustica in quel del Colorado e dintorni.

Questo mi ha dato lo spunto per trascrivere le parti di batteria di un paio di brani; il primo “Oscar in the jungle” è un 4/4 abbastanza semplice che nella parte B si complica con un pattern che tiene con la mano dx in quarti il cowbell, e ha nella parte centrale un pressroll su rullante. Fondamentale è tirar fuori bene gli accenti in battere e levare della cassa.

Nel secondo brano, “Mondo cane”, ho usato gli Hot Rods (fascio di bacchettine sottili tenute insieme, con suono meno forte delle bacchette normali), in pattern diversi ma tutti in sedicesimi.

Nel pattern A (durante il solo di chitarra), i ghost notes riempiono i vuoti tra gli accenti, nel pattern B (solo di banjo), i colpi e gli accenti si spostano sui tre tom.

Se volete ascoltare i brani potete scaricarli dal sito: www.mp3.com/armandozuppa

Per info sul cd “Zupperman” e sostenere la musica indipendente, rivolgetevi al sito: www.armandozuppa.com

 

2.7 - CAMBIO DI ACCENTI,  POLIRITMI

Stanchi delle solite rullate e dei soliti accompagnamenti in 4/4, siete a corto di idee e vorreste esplorare qualcosa di nuovo ed interessante, magari mettendo alla prova la vostra abilità batteristica?

Allora per cominciare affrontiamo subito un interessante modo per complicarci la vita solo spostando gli accenti dalla mano dx (in battere) a quella sx (in levare), cercando di memorizzare poi la frase per poterla accelerare in seguito.

In tutti gli esercizi che seguiranno mi raccomando di cominciare molto lentamente e mantenere bassa la velocità; questo è essenziale per abituare il cervello ad esercizi impegnativi e per poterli memorizzare come movimenti complessi.

Dopo aver digerito bene il primo esempio, andiamo a vedere un paio di applicazioni di cambi di accenti su tempi dispari (7/4 e 5/8), desunte dall’album “Trak” dei King Crimson.

 

Non ne avete abbastanza? E allora se vogliamo complicarci ancora di più la vita (e pavoneggiarci durante i soundchecks...), addentriamoci nei meandri dei poliritmi, ovvero nel come suonare contemporaneamente due suddivisioni ritmiche diverse.

Qui entra in gioco la massima indipendenza in quanto dovrete affidare parti diverse ad arti diversi: il risultato sarà che se qualcuno passerà dalle parti di dove state provando, penserà a due batteristi che suonano insieme!

Ascoltate e vedete poi cosa riesce a combinare Terry Bozzio con i suoi poliritmi basati su “ostinato”.

 


3) SEZIONE RECENSIONI


Indice degli argomenti:

3.1 - I 20 DISCHI CHE OGNI BATTERISTA DEVE AVERE

3.2 - Intervista esclusiva a Billy Cobham

3.3 - Intervista esclusiva a Bill Bruford

 

3.1 - I 20 DISCHI CHE OGNI BATTERISTA DEVE AVERE

Ho voluto raccogliere 20 dischi che ritengo abbiano fatto la storia della batteria, ovvero di quei batteristi che hanno apportato un sostanziale contributo innovativo alla musica leggera in generale e alla tecnica percussiva in particolare.

Ovviamente è una selezione parziale e personale, molti artisti saranno omessi per rendere il più essenziale possibile la raccolta, ma ritengo che potrà comunque essere di stimolo per ascoltare qualcosa di diverso e sconosciuto.

Buon ascolto !

1 - SGT. PEPPERS’ LONELY HEARTS BAND

THE BEATLES – Ringo Starr

La batteria come noi la conosciamo, nasce negli anni ’60 con il contributo fondamentale di Ringo Starr e, in questo incredibile disco, troviamo la massima espressione di creatività del gruppo che ha rivoluzionato la musica pop nel mondo.

2 – REMASTERS 

LED ZEPPELIN – John Bonham

Una raccolta dei brani più famosi per chi non ha ancora scoperto le origini della batteria hard-rock, fondata dall’irraggiungibile John Bonham (vedi articolo Megabass).

3 – THIS TIME

AL JARREAU – Steve Gadd

Il session-man più famoso nel Jazz/latin-rock per il suo assoluto controllo nel dosaggio dei colpi e l’inconfondibile stile, si esalta nei brani del virtuoso del canto Al Jarreau.

Imperdibili anche le infinite collaborazioni con Chick Corea.

4 – NIGHTWALKER

GINO VANNELLI – Vinnie Colaiuta

Moltissime le collaborazioni con gli artisti più famosi di tutto il mondo, anche lui insieme a Weckl discepolo di Steve Gadd, in questo memorabile disco di Vannelli seppur giovane già dimostra un incredibile stile, che gli permetterà di adattarsi a tutte le più diverse situazioni musicali.

5 – LIVE!

THE POLICE – Stewart Copeland

In questo live che raccoglie materiale dal ’77 al ’83 tutta l’energia del drumming rivoluzionario e inimitabile di Stewart Copeland, ispiratore di un intera generazione di batteristi.

6 – SECONDS OUT

 GENESIS – Phil Collins, Chester Thompson, Bill Bruford

La raffinata e sinfonica energia del gruppo rock progressivo più ispirato, guidato dalle sinergiche batterie di Phil Collins e Chester Thompson, in un live emozionante anche se orfano della voce di Gabriel (con il contributo provvisorio, su alcuni brani, di Bill Bruford).

7 – SPECTRUM

BILLY COBHAM

Un vero mostro sacro della batteria, il suo drumming potente ma assolutamente originale e innovativo ha gettato le basi del jazz rock e di quella che sarà poi la musica cosiddetta fusion; nella sua lunga carriera solista ricopre anche il ruolo di compositore, sdoganando il ruolo del batterista da semplice “accompagnatore”, a musicista completo.

8 – EXIT STAGE LEFT

RUSH - Neil Peart

Il drumming preciso, potente e sempre originale di Peart da tre decenni sostiene l’inossidabile gruppo canadese, influenzando moltissimi batteristi. L’unico con Terry Bozzio a suonare tutt’ora set ciclopici, in diversi tours si è servito addirittura di due batterie unite insieme e montate su pedana girevole!

9 – IV

TOTO - Jeff Porcaro

Porcaro, nelle sue infinite collaborazioni con musicisti e nella lunga carriera con i TOTO, ha sempre portato freschezza e apparente semplicità nelle parti di batteria, celando però al loro interno, un’incredibile ricchezza sotterranea fatta di ghost notes e accenti, che rendono inconfondibile il suo stile sempre imitato ma mai eguagliato.

10 – DANGER MONEY

U.K. – Terry Bozzio

L’artista più creativo e d’avanguardia della comunità batteristica, dimostra, soprattutto nelle sue clinics, come lo strumento ritmico per eccellenza possa essere strumento melodico e solista.

Negli U.K. sostituì degnamente la poltrona di Bruford e per mettere alla prova la sua tecnica, Frank Zappa compose le famose “Black Pages”.

11 – MASTER STROKES

BILL BRUFORD

Una raccolta di brani in cui il batterista inglese più raffinato esibisce un incredibile mix di tecnica, gusto e “ingegneria ritmica”, ovvero la ragione applicata alle percussioni (anche elettroniche di cui è stato un precursore).

Da non perdere assolutamente anche le sue performances con gli Yes, i King Crimson e i suoi Heartworks.

12 – SYMBIOSIS

SIMON PHILLIPS

Disco solista di uno dei più grandi session-man della scena rock; uno dei pochi batteristi che cura personalmente l’amplificazione del proprio strumento (e si sente !!!); da ricordare le collaborazioni con Mike Oldfield, gli Who e Mike Rutherford, attualmente ha sostituito lo scomparso Jeff Porcaro nei Toto.

13 – “4”

PETER GABRIEL – Jerry Marotta

La batteria che diventa percussione sotto la geniale intuizione di Peter Gabriel, fa incontrare culture lontane tra loro in quello che poi diventerà la world music.

Per questo motivo i piatti sono stati volutamente eliminati dallo spettro sonoro in favore del suono più tribale dei tamburi.

14 – INSIDE OUT

CHICK COREA ELECTRIC BAND – Dave Weckl

Il nuovo mostro sacro della batteria jazz-fusion è stato scoperto e lanciato da Chick Corea con la sua Electric Band, insieme a musicisti del calibro di John Patitucci, Frank Gambale ed Eric Marienthal; uno dei batteristi più emulati (e forse un pò inflazionati), del momento.

15 – MASTER OF PUPPETS

METALLICA - Lars Ulrich

La potenza dei metallica si basa sullo stile energico ma assolutamente ponderato di Ulrich, un batterista che ha fondato le basi della batteria trash-metal con l’uso dinamico e creativo della doppia cassa e l’abbandono del ride in favore dell’hi-hat.

16 – TIME’S UP

LIVING COLOUR – Will Calhoun

Quando il Funk e l’Hip Hop incontra il metal: il drumming muscolare di Will Calhoun amplifica l’incredibile forza d’urto di questo gruppo americano uscito dal ghetto nero del Bronx. 

17 – SAILING THE SEA OF CHEESE

PRIMUS - Tim “Herb” Alexander

Un gruppo che negli anni 90 propone finalmente qualcosa di diverso ed innovativo, grazie anche alla forte personalità del bassista Les  Claypool e di Alexander, un batterista che riunisce la freschezza di Stewart Copeland con la potenza di Neil Peart.

18 – BRILLIANT TREES

DAVID SYLVIAN - Steve Jansen

Le tessiture ritmiche di Jansen assecondano le atmosfere rarefatte di uno dei più raffinati compositori dalla inconfondibile voce; l’accompagnamento di batteria diventa una vera e propria frase musicale che si insinua nelle maglie sonore di Sylvian.

19 – METAL FATIGUE

ALLAN HOLDSWORTH - Gary Husband, Chad Wackerman

Due batteristi dallo stile simile, quasi sovrapponibile: i brani del virtuoso Holdsworth lasciano ampio spazio alle escursioni ritmiche della batteria, strumento qui assolutamente protagonista dei brani.

20 – LISTENER SUPPORTED

DAVE MATTHEWS BAND – Carter Beauford

Non è vero che in un gruppo pop, per giunta semi-acustico la batteria debba tenere solo il ritmo: la fantasia legata alla tecnica permette a Beauford di essere da diversi anni il batterista più votato su Modern Drummer nelle categoria pop – rock.

   

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